Nell'inferno di Dora

Nell’Inferno di Dora

di Clara Bounous 

LAReditore, Perosa Argentina, gennaio 2012

L’Autrice di questo libro: Clara Bounous, è assai conosciuta nelle nostre valli, per la sua grande passione per la storia locale, che l’ha portata a scrivere vari e apprezzati libri e monografi e sul suo paese natìo,  San Germano Chisone, e sulla Val Chisone.

Quest’ultimo libro però non è più di storia locale, perché, pur narrando di Albino Moret, piemontese d’adozione dall’età di sei anni e cittadino onorario di Moncalieri, ci fa conoscere una storia, che valica i confini dell’Italia, entra nel cuore della Germania dell’Est e documenta la vita di un lager della seconda guerra mondiale, di cui si è sempre parlato pochissimo, perché, nella segretezza del suo sottosuolo, si lavorava alla produzione dei missili V1 e V2: il lager di dora. Lager, che era un inferno e dal quale Albino Moret fu uno dei pochissimi ad uscirne vivo, come narrano le pagine, altamente drammatiche, in cui la prof. Clara Bounous riporta fedelmente la sua testimonianza di ex deportato.

Intrecciate a queste pagine, riconoscibili dalla scrittura in corsivo, l’Autrice dispone sapientemente numerosi documenti, relazioni e immagini,partendo, come spiega lei stessa nell’approfondita  introduzione, dagli antefatti storici che hanno sancito l’esistenza del lager Dora, proseguendo poi con la narrazione della vita che nelle gallerie era riservata ai deportati costretti a lavorare in condizioni  disumane, per giungere infi ne alla parte conclusiva, dedicata alle imprese spaziali.

Oggi purtroppo Albino Moret non c’è più, perché è mancato a Rivarossa nel 2003, ma la sua vita di deportato non sarà mai dimenticata, grazie proprio alla prof. Clara Bounous, che, avendo avuto la fortuna di conoscerlo durante un viaggio dell’Aned di Torino al lager di Auschwitz, e poi di Mauthausen e Dora, ce l’ha narrata in questo suo intenso e coinvolgente libro.

Libro, che non si può riassumere, va letto, meditato e interiorizzato, perché narra di vicende e giorni così crudeli ed efferati, che sembra impossibile che possano essere stati causati da menti umane. Libro, che a tratti si vorrebbe smettere di leggere per non sentir male al cuore, ma invece bisogna andare avanti, per comprendere come e quanto si dovette lottare, un tempo, poi neanche tanto lontano, per sopravvivere ai brutali sistemi di annientamento fisico, creati dal genio infernale dei nazisti. Tra i quali – questo va detto per amore della verità – c’era anche Werner von Braun, quel padre dei programmi Nasa e dell’esplorazione spaziale, che, se divenne famoso e passò alla storia, fu grazie anche ai deportati, che lavorarono nel lager di Dora, come Albino Moret. Quell’Albino Moret, che oggi pure noi, che non  l’abbiamo conosciuto, possiamo ricordare e soprattutto onorare, per l’esempio che ci ha dato con il suo coraggio (ed aveva poco più di vent’anni) e con il suo amore per la libertà e per la dignità dell’uomo, che non furono mai così calpestate e annientate come a Dora e nei lager nazisti, i cui morti non vanno scordati, ma divenire – come troviamo scritto a pag. 84 – “memoria che interpretata e vissuta, diventa monito, coscienza di popolo, ammonimento… di modo che il frutto orrendo dell’odio non produca più nuovo odio, né ora né mai”.

Come purtroppo accadde a Dora, in quel lager nazista che aveva un nome di donna, ma il cuore di pietra.

Maria Dovio Baret

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