La croix de Toulouse (II parte)

(articolo tratto dal n° 139 - marzo 2008)

 

autore: Jean Luc Bernard (Aix en Provence)

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Lo scrittore Jean Gallian, autore del “Grand Armorial du Comtat Venaissin”, spiega nel proprio sito internet che la croce appartiene anche alla regione di Avignone o Forcalquier (Alpi provenzali); essa sarebbe stata portata in Terra Santa dai Crociati provenzali e fu poi oggetto di una fervente adorazione nel Comtat Venaissin (Cappella della Santa Croce, fatta costruire sulla cima del Mont Ventoux nel 1504 dal Vescovo di Carpentras, Pierre Valétariis).

« La croce di Tolosa è oggi il simbolo delle regioni Midi-Pyrénées e Languedoc, nonché di Tolosa e dell’Occitania. Le si attribuiscono parecchi significati simbolici:

  • Le dodici palline rappresentano i dodici Apostoli, i dodici mesi, le dodici porte, i dodici gradini che permettono di raggiungere la suprema Conoscenza, i dodici segni zodiacali.
  • Le tre palline di ogni braccio rappresentano la Trinità.

E’ un forte simbolo culturale, che dimostra l’attaccamento millenario degli abitanti del Sud della Francia alla loro società meridionale.

Tuttavia, ecco alcuni fatti storici:

 

Croce dei Marchesi di Provenza

La cattura, ad opera dei Saraceni (972), del celebre abate di Cluny San Mayeul, originario di Apt, e la sua liberazione avvenuta mediante riscatto, provocò una mobilitazione generale che consentì alla popolazione di liberarsi definitivamente di quel flagello.

Guillaume le Libérateur e suo fratello Roubaud, aureolati di gloria per le loro vittorie, divennero padroni incontestati della Provenza e assunsero ognuno il titolo di Marchese, cioè capo militare della marca di Provenza, regione che si estendeva allora dall’Isère fino al Mediterraneo. Guillaume, conte di Arles, fu il fondatore di Sarrians, assieme a San Mayeul. Si sa che fondò in questa cittadina un monastero dell’ordine di San Benedetto e che, nel 993, quando morì, si fece inumare all’interno del priorato di Sarrians. I suoi eredi vi fecero erigere una cappella della Santa Croce, in cui certamente si trovava un reliquario racchiudente un frammento di vera croce. Nella cappella è stata ritrovata una pietra tombale con una croce scolpita, simile a quella che ci interessa.

Questo frammento di vera croce, ai piedi del Mont Ventoux, è stato probabilmente assai venerato dalle popolazioni locali, perché quel periodo, prossimo all’anno mille, era segnato da un forte misticismo e da una grande paura. Essendo creduta imminente la fine del mondo, i signori ricorrevano in gran numero alla religione, facevano dono delle loro terre o prendevano l’abito monacale per riscattare le proprie colpe. Sono innumerevoli nella regione gli atti di donazione a favore sia della Chiesa, sia di monasteri ed abbazie.

Roubaud, fratello di Guillaume, marchese di Provenza e conte di Avignone, ebbe una figlia, Emma, detta “de Venasque”, che sposò, verso l’anno 990, Guillaume III Taillefer, conte di Saint-Gilles. Con questo matrimonio, Emma portò in dote una parte del marchesato di Provenza, fra cui le terre del futuro Venaissin, e, sicuramente, anche il proprio emblema: la croce di Venasque, quella già di suo padre e di suo zio, marchesi di Provenza.

Il nipote diretto di Guillaume, Geoffroy, morto verso il 1063, fece scolpire sulla pietra tombale dell’avo una croce intrecciata, allargata verso le estremità e ornata all’interno di quattro fiori. Emma de Venasque era contemporanea di questo Geoffroy.

E’ interessante rilevare che numerosi grandi signori di questa regione, vassalli dei marchesi di Provenza, adottarono come emblema un tipo di croce simile a quello dei loro feudatari.

 

Croce di Venasque

Innanzi tutto, questo avvenne per la Casa di Venasque, a pochi passi da Sarrians, che ha questo stemma da molto tempo. La descrizione che ne fu fatta nell’anno 1043 precisa che esso consisteva in una croce azzurra in campo giallo. Il sigillo della famiglia di Venasque, risalente al 1094, rappresenta questa croce in tutte le sue caratteristiche. Essa decora la tomba di Geoffroy de Venasque nell’abbazia di Sénanque, sulle rive della Durance.

Un’altra pietra tombale, quella di François de Thézan, è conservata nel battistero. Si sa che un membro di questa famiglia aveva sposato l’ultima erede della famiglia di Venasque.

 

Croce di Gigondas

Il casato di Gigondas, paesino non lontano da Sarrians, aveva lo stesso tipo di croce, ma di colore argento su fondo azzurro, sin dal XII secolo.

E’ dunque chiaro che la croce greca, patente, a chiave, finestrata e pomata ha avuto, nella sua origine, i marchesi di Provenza e il marchesato divenuto poi Venaissin.

E’ croce greca, in quanto i bracci sono di uguale lunghezza; è patente, perché questi bracci si allargano dal centro verso l’esterno; è a chiave, perché le estremità si richiudono formando una punta prominente (come nell’impugnatura delle chiavi romane); è finestrata, perché forata in modo da fare apparire all’interno una croce più piccola; è pomata, in quanto i punti prominenti sono coronati da palline (tre per ogni braccio).

 

Croce di Forcalquier

Nel 1168 appare la croce di Bertrand II de Forcalquier. Sempre al XII secolo, quella dei signori Adhémard de la Garde (Paréol) e quella dei visconti di Marsiglia.

 

Croce di Saint-Gilles

Taillefer, conte di Saint-Gilles, marchese di Provenza per il suo matrimonio con Emma, visse per lo più sulle rive del Rodano. Alla sua morte, nel 1037, fu posto in un sarcofago la cui arca di pietra poggiava su tre doppie colonnette con capitelli scolpiti, nei quali era raffigurata la croce “piuttosto patente che a chiave”.

Quando Raymond IV de Saint-Gilles, nipote diretto di Taillefer, dotò di feudi l’abbazia di Saint-André di Avignone, il sigillo comitale da lui utilizzato in qualità di marchese di Provenza rappresentava una croce “a chiave, finestrata e pomata”, croce che diverrà in seguito l’emblema della regione Languedoc.

Allorché, nell’ottobre 1096, egli si mise a capo della crociata, fu la “croce a chiave, finestrata e pomata, gialla in campo rosso” che servì come insegna per chiamare a raccolta i Provenzali.

Raymond IV de Saint-Gilles, morto nel 1105, fu il primo dei conti a inalberare questa croce particolare; i numerosi signori del marchesato che lo accompagnavano disegnarono sul proprio scudo questo “doppio fascio di sei lance incrociate che formavano dodici estremità disposte in croce a bracci uguali”. Essi portarono alto questo emblema “scarlatto con croce gialla a dodici palline” quando espugnarono le grandi città d’Oriente, Antiochia o Gerusalemme.

Fu il segno di riconoscimento dei Provenzali e dei Linguadociani.

 

Croce di Tolosa

Alfonse-Jourdain e Raymond V de Toulouse, successori di Raymond IV de Saint-Gilles, non utilizzarono questa croce. Bisognerà attendere Raymond VI, nel 1194 e nel 1222, per vedere nuovamente apparire questa “croce greca a bracci uguali, a chiave e pomata, gialla, con le estremità dei bracci ornate da tre perle prominenti”, che resterà l’emblema dei conti di Tolosa.

Il sigillo della città, utilizzato negli atti del marchesato, porta impressa questa croce con la scritta “Venaissini” (1222).

Per i conti di Tolosa, questa croce fu l’emblema attestante il loro titolo di marchesi di Provenza. Essa diventerà l’emblema della città di Tolosa, della regione Midi-Pyrénées, dell’Occitania ».

Forse i nostri ricercatori potranno pervenire un giorno ad accordarsi su questo tema oppure riusciranno a trovare altre origini di questa croce. Tuttavia, ci si augura che queste righe possano contribuire a dare qualche chiarimento, anche se non accolto all’unanimità, e, soprattutto, indurre a riflettere su un argomento palesemente complesso e delicato.

Frutto di una lunga storia difficile da decifrarsi, la croce dei conti di Tolosa e marchesi di Provenza oggi può essere il simbolo di un’attività di ricerca impegnativa, compiuta in campi diversi, sempre appassionanti.

Lasciamo al simbolo della croce il suo mistero, la sua nobiltà e asteniamoci dall’inalberarlo o dall’utilizzarlo senza conoscerne il significato, tradendo questo significato con approcci troppo sommari o semplicistici.

 

Traduzione di .I.C.

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